Per rispetto dei cittadini che rappresento e dei consiglieri che siedono a questo tavolo, mi sento in dovere di rispondere, per quanto di mia competenza, alla gravissima accusa di una presunta violazione dei principi democratici formulata dai consiglieri dell’opposizione. L’accusa, espressa attraverso una denuncia alla Prefettura e alla Procura della Repubblica, è rivolta al Sindaco, colpevole di non avere convocato il consiglio comunale, richiesto dalla minoranza, per la discussione della lottizzazione in area artigianale.
Detto questo provo ad entrare nel merito della vicenda e per non dilungarmi troppo parto dall’ultimo atto ufficiale della scorsa amministrazione: la commissione urbanistica del 16 luglio 2005.
Quel giorno, vista la contemporanea assenza dei tre architetti consulenti e del segretario comunale, risultò subito evidente l’impossibilità della commissione di esprimere un parere legale sulla bozza di convenzione e un parere urbanistico sugli elaborati tecnici presentati, per cui, di fatto, si decise di passare la palla al commissario prefettizio che di lì a poco avrebbe assunto il governo del comune. I commissari presenti, espressero però una unanime volontà politica: che i lottizzanti valutassero di cedere al comune un lotto, da usare per interventi di pubblica utilità. Fu necessario questo passaggio perchè, malgrado fosse una volontà più volte manifestata dalla giunta, inspiegabilmente non fu mai formalmente presentata agli interessati.
A questo punto credo sia doveroso spendere due parole sulla concessione del lotto che da qualcuno è stata definita come un’estorsione o addirittura un ricatto imposto dal più forte (il comune) al più debole (il consorzio artigiani).
Un soggetto privato, che propone a chi amministra la cosa pubblica un progetto, che una volta realizzato procurerà un incremento di valore dei suoi beni, pone l’amministratore di fronte a delle scelte. Il sindaco o l’assessore disonesto coglierà al volo l’occasione e, indipendentemente dalla validità della proposta, adotterà ogni provvedimento, lecito o meno, affinchè il progetto venga approvato, cosicchè potrà beneficiare di sicuri ritorni economici, ovviamente illeciti.
Il sindaco o l’assessore che ha a cuore l’interesse della comunità che amministra, in accordo con il soggetto privato proponente, raggiungeranno un accordo per cui, una parte dell’incremento economico ricadrà, sotto forma di interventi pubblici, sulla stessa comunità.
In un campo come l’urbanistica, dove le scelte degli amministratori possono determinare enormi incrementi finanziari, il legislatore ha sentito la necessità di sancire, in qualche modo, il concetto di cui sopra, introducendo, nel quadro normativo, un nuovo strumento urbanistico chiamato accordo di programma.
Questa procedura consente addirittura, al sindaco e al presidente della Regione, competente per la pianificazione del territorio, di utilizzare una corsia preferenziale, per cui la firma dell’accordo modifica il Piano Regolatore vigente e consente al proponente di realizzare il proprio progetto, con l’impegno però, sancito da un atto d’obbligo, di cedere al comune una percentuale dell’incremento di valore della sua proprietà, che la realizzazione del progetto ha provocato.
Riguardo la zona artigianale, pur non utilizzando la scorciatoia dell’accordo di programma (quando siamo partiti, negli anni ’90, non ne conoscevamo l’esistenza), siamo ugualmente riusciti, ovviamente con tempi più lunghi, a modificare la destinazione urbanistica dell’area, che da agricola è diventata produttiva, con un notevole incremento del suo valore commerciale.
Mi rimane difficile capire perchè, se le condizioni di partenza e le finalità raggiunte sono le stesse, in un caso, la cessione di una parte della proprietà privata è la giusta contropartita di un accordo, mentre nell’altro caso si reputa un’estorsione. Ed è ancora più difficile digerire questo concetto, se il comune destina un finanziamento pubblico di 350.000 euro, ad esclusivo beneficio dei lottizzanti, che altrimenti avrebbero dovuto accollarsi anche questa spesa per realizzare le opere di urbanizzazione primaria.
Tornando all’argomento principale, risulta evidente che l’accettazione da parte dei lottizzanti della condizione posta dall’amministrazione e ribadita dalla commissione urbanistica, della cessione del lotto, è determinante per la prosecuzione dell’iter di approvazione della lottizzazione.
Ma come si poteva andare avanti se, solo qualche settimana fa, il rappresentante del consorzio negava, ancora, alla giunta, la cessione del lotto!
Soltanto da pochi giorni abbiamo raggiunto l’accordo sullo schema di convenzione da portare in consiglio, nel quale finalmente viene sancita la legittima richiesta dell’amministrazione.
Sono questi i motivi che ci hanno impedito finora di andare avanti! Non c’è nessun assessore contrario, nè alcun ripensamento; ricordo che il comune ha investito in quell’area 350.000 euro e che diventerà proprietario di un lotto di 1400 mq.. Pensate che vogliamo mandare tutto a monte? Follia!
Piuttosto sarebbe interessante capire a chi giova la politica condotta dai consiglieri di opposizione al riguardo. Ci hanno denunciato per non aver convocato il consiglio comunale e di fatto, per anni, nella loro veste di presidente del consorzio artigiani e assessore delegato, hanno impedito che ci fossero le condizioni perchè ciò avvenisse.
L’ex vicesindaco, nonchè unico rappresentante della giunta, delegato a trattare con gli artigiani, mentre rassicurava i colleghi della maggioranza, sulla volontà degli artigiani di cedere il lotto, chiedeva un finanziamento europeo, all’insaputa degli altri assessori, per un progetto realizzato da AMA, di un’isola ecologica all’interno della zona artigianale. Il piano finanziario del progetto non solo non teneva conto della futura proprietà che il comune avrebbe acquisito, ma addirittura ne prevedeva il pagamento! Insomma, i lottizzanti dell’area artigianale, dopo aver visto trasformare la loro terra da agricola a produttiva; dopo aver ottenuto il finanziamento pubblico di 350.000 euro avrebbero anche venduto al comune il lotto che invece avrebbero dovuto cedere gratuitamente.
Potevano essere questi i presupposti per un accordo? Potevano essere queste le basi per giungere ad una convenzione concordata? Assolutamente no! Il lavoro della giunta dei mesi scorsi è stato quello di cercare di avvicinare le parti, inizialmente molto distanti. Crediamo di essere riusciti a confezionare un buon prodotto, con soddisfazione reciproca.
Avrete capito che in questo comune non c’è nessuno che attenta alla democrazia, non c’è nessuno che impone la legge del più forte, si cerca soltanto di amministrare al meglio la nostra comunità, nel rispetto delle regole, degli interessi comuni, dei diritti e della dignità di ognuno.
Ma ora dobbiamo andare avanti e cercare di concludere il discorso zona artigianale che è durato fin troppo.