Benvenuti
Questo sito nasce dall'esigenza di informare i cittadini delle attività svolte dall'amministrazione comunale in maniera tempestiva ed efficace. Verranno inserite le comunicazioni ufficiali e le informative pubbliche prodotte in forma cartacea e pubblicate nelle bacheche, affinche il maggior numero di persone possibile possa accedere alle notizie utilizzando le nuove tecnologie informatiche che oggi sono a disposizione.
mercoledì, 23 maggio 2007

Oggi 23.05.2007 presso la sezione distaccata di Bracciano del
Tribunale di Civitavecchia, è stata emessa una condanna definitiva
tramite patteggiamento della pena a carico di ......................... che nell'anno 2005
aveva realizzato due fabbricati rispettivamente di 77 e 21 mq in
totale assenza dei titoli abilitativi.
I guardiaparco della Riserva nel mese di aprile 2005 a seguito
dell'acquisizione presso l'Uff. Urbanistica e territorio della Regione
Lazio delle domande di richiesta di compatibilità  paesaggistica (L.
308/04 Legge delega), riguardanti opere realizzate all'interno
dell'area protetta, avevano sequestrato i due immobili sopra citati.
Il Responsabile del SUE del Comune aveva emesso apposita ordinanza di
demolizione delle opere, a cui la Sig. ....................... si era opposta tramite
ricorso al TAR.
Oggi l'avvocato della ricorrente, avendo coscienza della colpevolezza
della propria assistita,  ha chiesto il patteggiamento della pena,
limitando così  i danni.
La Sig. .......................... è  stata quindi condannata dal Giudice Unico Dott.ssa
Rubera
alla pena di mesi 1 di reclusione commutata nel pagamento di  euro
1000, ed a euro14.000 di sanzione,  alla demolizione delle opere ed al
ripristino dello stato dei luoghi.
E' una sentenza importante perchè premia il lavoro di conservazione
e tutela della Riserva portato avanti dall'Ufficio tecnico della R.N.
Monterano e dal Comune di Canale.

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venerdì, 11 maggio 2007

Prot. n. 2589

del 10 maggio 2007

On. le Filiberto Zaratti

Assessore Ambiente e Cooperazione

tra i Popoli della Regione Lazio

Via del Tintoretto, 432

00142 - Roma

 

 

Gent.mo Assessore

 

Desidero, a nome mio personale e a quello dell’Amministrazione che ho l’onore di presiedere, ringraziarTi per il sostegno che ci stai fornendo in merito all’”Emergenza Ambientale“ del Fiume Mignone.

      Il Tuo intervento, sia per quanto riguarda l’emergenza odierna e cioè la messa in sicurezza ed efficienza degl’impianti di depurazione, sia quello di più ampio respiro riguardante il risanamento ambientale ed igienico sanitario dell’intero comprensorio comunale, ci supporta e ci conforta nella validità delle nostre scelte tendenti alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente, con particolare riferimento alla Riserva Naturale.

      Per gli stessi motivi riteniamo opportuno e doveroso impegnarci insieme a quanti lo crederanno opportuno, confidando nell’aiuto del Tuo Assessorato, della Tua Giunta e nell’impegno del Governo Nazionale, in azioni mirate alla tutela delle riserve idriche e dei corpi ricettori rappresentando interessi pubblici e collettivi della comunità da me rappresentata.

 

      Certo del Tuo interessamento e della tua vicinanza alle problematiche dei piccoli Comuni, porgo cordiali saluti.

Il Sindaco

Dott. Marcello Piccioni

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martedì, 08 maggio 2007

A seguito della proposta del Dott. Alfredo Vittorini di dedicare la Sala Consiliare al compianto Consigliere PIETRO SCIPIONI, il sindaco risponde:

Prot.    n 252/07

08/05/2007

 

 Al  Dott. Alfredo Vittorini

Via Rubattino,26

00153 ROMA

 

 

 

Caro Alfredo,

 

sono decenni ormai che siamo sulla scena politica canalese e ricordo con nostalgia il periodo in cui, insieme a Pietro, nell’allora Democrazia Cristiana, cercavamo di scalzare il Partito Comunista nel quale tu militavi, dal governo del paese, devo ammettere, ahimè, sempre con scarsi risultati.

Mi rammarica il fatto che una persona di provate capacità amministrative e qualità umane, come Pietro, non sia riuscito a entrare nel cuore dei Canalesi, i quali non hanno mai voluto accordargli quella fiducia necessaria per poter governare il nostro comune.

Mi conforta, invece, constatare, come un acerrimo avversario politico di allora, abbia cambiato opinione sulla persona, che era giustamente considerata il leader della parte avversa, tanto da proporre di dedicargli la nuova aula consigliare.

L’attuale maggioranza comunale si è però trovata nella condizione di non poter più destinare quella sala a nuova aula consigliare perchè non ritenuta più idonea, per motivi tecnici che non sto qui ad elencarti, al predetto scopo. Pertanto è stata mantenuta la storica sede del Consiglio Comunale che onora i “PRODI CADUTI PER LA PATRIA NELLA GUERRA EUROPEA DAL MCMXV AL MCMXVIII” che inoltre è stata ristrutturata cercando di riprendere forme e colori originali.

Sono certo, dunque, che comprenderai i motivi che rendono inopportuno modificare la storica e altamente simbolica dedica dell’aula consigliare e il mio sincero e profondo rammarico di non potere esaudire la tua richiesta che avrei voluto profondamente condividere.

 

Con stima

Il Sindaco

Dr. Marcello Piccioni

 

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sabato, 05 maggio 2007

Questo è il testo della comunicazione ricevuta nei giorni scorsi dall’Assessorato all’Ambiente e alla Cooperazione tra i Popoli, della Regione Lazio, a firma dell’Assessore Filiberto Zaratti.

E’ con particolare soddisfazione che l'Amministrazione Comunale ne fa partecipe l’intera Cittadinanza.

 

Testo della lettera

 

 

 

Marcello Piccioni

Sindaco di Canale Monterano

 

 

 

 

Oggetto: finanziamento ai sensi della L.R. 27/2006

 

 

 

Con la presente La informo che, nella programmazione del nuovo piano straordinario per le risorse idriche di cui all’art. 63 della L.R. 27/2006, è previsto il finanziamento a favore del Comune di Canale Monterano di due iniziative progettuali.

 

La prima, in tempi brevi, consisterà nel potenziamento dei depuratori in loc. Trocchi e Tobia per un importo complessivo presunto pari ad Euro 350.000,00.

 

Tale intervento riveste la duplice importanza di tutelare le acque del Mignone a destinazione vincolata per il rifornimento idropotabile, e per la salvaguardia complessiva ambientale della preesistente area naturale protetta.

 

La seconda iniziativa, che verrà avviata in data successiva alla prima, consisterà in un progetto di separazione delle acque bianche dalle acque nere, opera questa strettamente funzionale all’efficienza dei depuratori comunali.

 

                                                Fto.    Filiberto Zaratti

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sabato, 05 maggio 2007

Al fine di una migliore informazione sulla vicenda della chiusura della Strada vicinale Ponte Antico e della successiva proposta di declassificazione si forniscono di seguito alcuni elementi valutativi:

 

Il quadro di riferimento normativo

 

    La legge Regionale 2 Dicembre 1988, n. 79 che istituisce la Riserva Naturale Regionale Monterano, conferisce al Comune di Canale Monterano la potestà e gli obblighi di gestione dell’Area Protetta in conformità alla normativa nazionale e regionale in materia di Aree Protette.

Come ribadito dalla legge 394/91 art. 1 comma 3 nonché dalle leggi regionali 29/97 e 24/98, nei Parchi e nelle Riserve le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie costituiscono priorità assoluta.

Nell’ambito della Riserva Naturale Monterano gli habitat sicuramente più significativi e vulnerabili sono quelli connessi al sistema fluviale del Fiume Mignone, inclusi i suoi affluenti. Si tratta di ambienti in stato di conservazione per lo più buono, caratterizzati da elevati valori di biodiversità e particolarmente soggetti ad alterazioni anche importanti a seguito di sia pur limitate modifiche ambientali. Questi habitat, (in parte inseriti nel Sito di Interesse Comunitario IT 6030001), costituiscono elementi indispensabili per l’attuazione di quella rete di Aree Protette auspicata sia dalla politica nazionale che comunitaria in materia di conservazione ambientale in quanto “corridoi” preferenziali per i collegamenti tra diversi habitat e per gli spostamenti della fauna.

Ricordiamo che il riconoscimento europeo delle Aree Protette regionali costituisce un elemento di fondamentale importanza per l’acquisizione di contributi comunitari per interventi di sviluppo (ad esempio i DOCUP) che stanno consentendo i restauri a Monterano, del Casale della Palombara, la sistemazione della rete viaria, la bonifica e la tutela delle acque, nonché dei fondi di cui agli Accordi di Programma Regione-Ministero Ambiente indicando precisi doveri in merito ad una rigida attuazione delle misure di conservazione degli habitat.

 

Aspetti di carattere generale

 

La zona interessata dalla strada vicinale e la pista di esbosco che da essa si dirama è soggetta a forti movimenti franosi. La motivazione principale è connessa alla presenza di un importante (quanto spettacolare) “falesia” di rocce laviche, dure ma fratturate in tutto il loro spessore per il raffreddamento stesso della antica colata lavica che poggia su rocce di origine marina, prevalentemente calcareo-marnose, particolarmente soggette a fenomeni di instabilità. La pista di esbosco, realizzata alcuni anni prima dell’inserimento di questa zona nella Riserva Naturale, ha certamente aggravato il problema, scalzando al piede la parete lavica.

Dal 2000, a seguito del crollo di massi enormi e di singole pietre da diverse altezze delle parete lavica, sono state emanate specifiche ordinanze sindacali (n. 494 del 4 febbraio 2000, n. 517 del 14 luglio 2000) dall’allora Sindaco sig. Stefani. I sopralluoghi e le perizie effettuate da esperti del settore hanno evidenziato grossi blocchi in fase di distacco e la presenza di pinnacoli rocciosi alti più di dieci metri in contropendenza sulla pista forestale. Si evidenziava altresì che tutto il versante sinistro (andando in discesa) di Ponte Antico è in frana, così come tutta la parete sovrastante la pista forestale. E’ stato evidenziato che la caduta di una pietra di pochi chilogrammi da un fronte alto decine di metri può avere un esito disastroso. I divieti sono stati ribaditi con ulteriore Ordinanza sindacale n. 816 del 18 maggio 2004 e con l’Ordinanza n. 915 del 23/12/2005 del Commissario Prefettizio del Comune di Canale Monterano.

 

Gli studi effettuati da professori universitari e tecnici del settore confermano l’elevatissima pericolosità del versante in questione e l’impossibilità di una reale messa in sicurezza.

In particolare citiamo lo studio effettuato dai geologi Bruno Monsignori e Marcello Bracciani (luglio 2004) che evidenziava il fatto che il tracciato viario (compresa la pista di esbosco) fosse inserito in “..un contesto geomorfologico molto attivo ove si esplicano sia processi gravitativi che più propriamente idrogeologici, di conseguenza occorre segnalare in modo evidente il pericolo della caduta dei massi e dei dissesti idrogeologici sull’intero tracciato”.

Gli stessi geologi, in uno studio commissionato dall’Università Agraria per il taglio del bosco ceduo sovrastante la parete lavica e datato febbraio 2006, evidenziava rispetto ai problemi di stabilità della stessa parete lavica che la ..”superficie lavica cede a processi distruttivi, in maniera inarrestabile ... crolli e ribaltamenti di prismi rocciosi fanno arretrare parallelamente il fronte lavico … ” e concludeva con la prescrizione di effettuare le operazioni di esbosco (ci si riferiva alle sezioni boschive sovrastanti la particella 15 relativa al bosco che cresce sulla parete lavica e quindi fuori riserva) esclusivamente con uso di muli, con divieto di aprire nuovi tratturi.

La zona è classificata come area a massima pericolosità di frana nella cartografia del Piano di Bacino adottato dalla Regione Lazio.

Un particolare importantissimo che non va assolutamente trascurato: la pista forestale termina, su un guado realizzato sbarrando arbitrariamente il corso del Mignone, assolutamente improponibile per il transito.

 

Vincoli e aspetti ambientali

 

L’area interessata è stata appositamente inserita nella Riserva Naturale con la legge regionale di ampliamento (n. 63/92) proprio per l’importanza dei suoi valori ambientali su istanza del Consiglio Comunale di allora, sottolineando l’esigenza di porre sotto tutela tutto il corso del Fiume Mignone all’interno del territorio Comunale di Canale Monterano.

Per dare piena attuazione a questi intendimenti, con Deliberazione n. 49 del 1 dicembre 2001, il Consiglio Comunale adottava la variante al P.R.G. di adeguamento al Piano d’Assetto, adottato con la precedente Deliberazione n. 48 del 1 dicembre 2001 che individuava nel versante in questione una zona a “riserva integrale”. In detta zona (in analogia con quanto avviene in tutte le riserve integrali nel nostro Paese) l’art. 2.2.1 “Zona A di riserva integrale” delle Norme Tecniche di Attuazione redatte dal progettista incaricato Arch. Gennaro Farina riporta: “ In tale sottozona è vietata qualsiasi utilizzazione boschiva, qualsiasi intervento che possa alterare la naturale e libera evoluzione del soprassuolo boschivo comprese le cure colturali, gli sfolli e i diradamenti. E’ consentita l’attività di ricerca tramite monitoraggio delle varie componenti dell’ecosistema e l’accesso controllato per attività di studio, ricerca e divulgazione lungo i sentieri individuati dall’ente gestore; è consentito l’escursionismo solo con personale specializzato.”

L’atto di adozione del Piano di assetto (Delibera del Consiglio Comunale n. 48 del 1 dicembre 2001) non riporta alcuna osservazione contraria alla classificazione a Riserva Integrale dell’area in questione.

Nessuna osservazione al Piano di Assetto è successivamente pervenuta contro la classificazione dell’area a Riserva Integrale e nessun atto è intercorso dalla data di adozione del piano per revocare la destinazione a riserva integrale: essa è quindi una precisa e indiscussa volontà del Consiglio, espressa in tempi antecedenti (2001) a tutte le vicende di cui alla presente.

L’area è sottoposta a regime vincolistico particolarmente ristretto anche nel Piano Territoriale Paesistico.

Gli aspetti faunistici e vegetazionali dell’area, di particolare rilievo, sono descritti su apposite pubblicazioni della Riserva Naturale. L’area è interessata dalla presenza di habitat di interesse comunitario ai sensi della Direttiva CE “Habitat”, di specie animali e vegetali rare e/o in via di estinzione, di alberi monumentali e tutta la colata lavica è stata inserita nell’elenco dei Geositi (aree di maggiore interesse geologico) della Regione Lazio (n. 678 Scarpata nelle lave leucitiche in loc. Greppa delle Scalette”).

L’area costituisce un fondamentale corridoio biologico per gli spostamenti faunistici tra la Riserva Naturale, il S.I.C. Mola di Oriolo e il comprensorio Sabatino.

 

Utilizzazione di questo settore della Riserva Naturale

 

La strada vicinale “serve” una zona completamente boscata, preclusa al pascolo da apposita recinzione realizzata dall’Università Agraria.

Dalla cartografia del Piano di assestamento dei boschi dell’Università Agraria non risultano nella zona in questione sezioni boschive assegnate ad uso civico bensì a vendita.

I boschi destinati a vendita nel piano non sono soggetti a taglio bensì ad indennizzo, così come previsto dal piano di Assetto della Riserva e dallo stesso Piano di assestamento dei Boschi dell’Università Agraria di Canale Monterano per il periodo 2001-2017; per la particella forestale in questione (n. 15) detto Piano riporta testualmente: “Vista la particolare posizione e localizzazione all’interno della Riserva Naturale come sito di interesse naturalistico si ipotizza la possibilità di non eseguire il taglio e procedere all’indennizzo del mancato reddito con le norme e le disposizioni vigenti all’epoca del turno prescelto per la particella forestale in questione”.

Nel mese di dicembre 2006 è stato indennizzato, su richiesta dell’Università Agraria, il bosco insistente sulla parete vulcanica delle Scalette (part. 15).

Altri indennizzi sono in corso per le fasce boschive lungo il corso del Fiume Mignone, in attuazione di quanto previsto dalla Legge regionale istitutiva della Riserva Naturale (n. 79/88) il cui art. 8 prevede l’indennizzo per il mancato taglio della vegetazione lungo la fascia dei 50 metri dalle sponde dei corsi d’acqua. Non risultano altre sezioni da assegnare a taglio.

Per l’eventuale esercizio del diritto di legnatico sul secco, come previsto dal regolamento dell’Agraria (ma sinora mai richiesto), è possibile effettuarlo con some, ovvero spostare gli usi civici su un’altra zona più agevole e sicura, così come previsto dalla normativa.

 

Il Progetto per la “messa in sicurezza”

 

Nell’ottobre 2003 l’Università Agraria di Canale Monterano chiese di poter effettuare interventi di “manutenzione ordinaria” sulla strada Vicinale di Ponte Antico (in realtà comprendenti anche la pista di esbosco che da essa si diparte) in previsione del taglio della particella n. 8 “Bandita” e di altre attività connesse all’allevamento (in realtà precluso nella zona in questione). Il taglio della particella n.8 è stato poi normalmente effettuato utilizzando la viabilità consuetamente utilizzata esistente in loc. “Bandita”, sulla sponda opposta del fiume Mignone. Un sopralluogo effettuato nel novembre del 2003 alla presenza del Presidente dell’Università Agraria e del geologo da essa incaricato evidenziava la presenza di diffusi fenomeni di dissesto in atto. Nel gennaio 2004 perveniva una deliberazione dell’Università Agraria di Canale Monterano relativa ad un “Intervento di manutenzione ordinaria Strada Ponte Antico - provvedimenti” proposto su istanza dell’Azienda Agricola “Agri San Pietro” che comprendeva un allegato tecnico redatto dai geologi R. Virga e L. Malpieri con prescrizioni per la “messa in sicurezza” con “stecconate”, “georeti”,”viminate”.

Il Direttore della Riserva Naturale, interpellato per il necessario Nulla Osta, trasmetteva il progetto alle competenti autorità (Autorità dei Bacini regionali del Lazio e Direzione Ambiente e Protezione Civile della Regione Lazio. In data 27 gennaio 2004 perveniva il parere della Direzione Ambiente e Protezione Civile – Area Difesa del Suolo, a firma del Direttore Regionale Dott. Raniero De Filippis e del Dirigente dell’Area Difesa del Suolo Dott. Geol. Francesco Nolasco che esprimeva parere negativo al progetto sia in relazione alla pericolosità dell’area che in relazione alla turbativa all’ecosistema che sarebbe stata rappresentata dagli interventi di sistemazione della scarpata, giudicati comunque non in grado di “garantire la stabilità dell’intera area ad elevato rischio idrogeologico, per frane da crollo”. La relazione evidenziava, inoltre, la presenza di un “…ambiente di particolare pregio naturalistico…. con consorzi vegetali di grande interesse botanico, con alta biodiversità…” e traendo le seguenti conclusioni : “Una eventuale riapertura della pista dovrebbe presupporre una messa in sicurezza dell’intero tracciato (intervento peraltro difficilissimo da realizzare) che produrrebbe un impatto notevolissimo sulle risorse vegetali e faunistiche, impoverendo in modo consistente la biodiversità”. In data 20 febbraio 2004 perveniva il parere negativo alla realizzazione dell’intervento anche da parte dell’Autorità dei bacini regionali del Lazio, a firma del segretario Generale Arch. Giovanni Merloni in relazione alla insufficienza e al pregiudizio per l’ambiente degli interventi previsti.

In data 20 febbraio 2004 veniva espresso parere negativo all’intervento da parte della Riserva Naturale; parere questo vincolante ai sensi e per gli effetti delle citate Leggi nazionali e regionali in materia di Aree Protette.

Ulteriori, rilevanti crolli di materiali, anche di blocchi di grandi dimensioni si susseguivano per tutto l’inverno e la primavera del 2004, come risultante da verbali dei guardiaparco e da sopralluogo dei Vigili del Fuoco. Gli eventi franosi riprendevano con accentuata intensità, anche in relazioni alle forti piogge nella primavera del 2005. Spesso ignoti agivano nottetempo rimuovendo i grossi blocchi caduti (e documentati) sulla sede stradale, gettandoli nella sottostante valle del Mignone con danno per il bosco sottostante e occultamento delle evidenze del rischio.

Nel Giugno 2004 l’Università Agraria approvava e trasmetteva un nuovo atto relativo a lavori di “Manutenzione ordinaria della Strada Ponte Antico-Presa atto relazione tecnica e geologica consulenza tecnico-vegetazionale redatta dalla Agri san Pietro s.s”. L’atto comprendeva relazioni tecniche redatte dal Dott. Geol. Leonardo Nolasco e dall’Agronomo Riccardo Pisanti e faceva istanza alla Direzione Regionale Ambiente e Protezione Civile affinché fosse indetta una apposita Conferenza dei Servizi per l’approvazione del progetto.

In data 27 dicembre 2004 l’Area Difesa del Suolo della Regione Lazio chiedeva integrazioni progettuali in considerazione della mancanza di importanti elementi di valutazione nel progetto.

L’Agenzia Regionale per i Parchi, con nota a firma del Dirigente dell’Area Pianificazione Dott. Geol. Stefano Cresta del marzo 2006 giudicava l’intervento proposto “incompatibile con le finalità istitutive dell’Area Protetta e con quanto previsto dalla pianificazione regionale (P.T.P. e Piano Stralcio di assetto idrogeologico).”

Nello stesso mese di marzo l’Area Difesa del Suolo della Regione Lazio, con nota firmata dal Dirigente Regionale Dott. Raniero De Filippis ribadiva quanto riportato dalla precedente nota del gennaio 2004 ed evidenziava che “l’intervento proposto oltre a produrre sull’assetto vegetazionale delle rupi impatti irreversibili modificherebbe nel suo complesso un ecosistema con grado di naturalità elevato danneggiando oltre le comunità vegetali anche quelle animali”.

Nel maggio 2006 perveniva la relazione commissionata al Dipartimento Scienze della Terra dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” a firma del Prof. Maurizio Del Monte e della Dott.ssa Marta Della Seta relativa alle caratteristiche geomorfologiche e sulla stabilità delle pareti rocciose lungo la pista forestale Scalette. Il documento evidenziava come la fessurazione delle lave non fosse un fenomeno superficiale attribuibile ad elementi quali le radici degli alberi ma una caratteristica intrinseca di quel tipo di rocce, fessurate per tutto lo spessore della formazione (in verticale diverse decine di metri per uno spessore analogo). Il fatto che l’intero versante sia in movimento inarrestabile è inequivocabilmente testimoniato dalla presenza di trincee presso la sommità della scarpata, della profondità di un metro circa, parallele al ciglio della scarpata, indizi premonitori di movimenti in massa di enormi volumi di materiali come quelli avvenuti poco più a nord “a velocità anche molto elevate”.

 

Utenza della viabilità in questione

 

La strada vicinale di Ponte Antico, definita anche dal catasto strada comunale, si snoda dalla strada comunale Trocchi arrivando, ormai nelle dimensioni di un sentiero pedonale, ai ruderi del casale Mola della Cava (detto Mola di Ceccarelli). Nei pressi di questo, vi diparte la citata pista di esbosco delle Scalette, la quale non serve alcuna proprietà privata all’interno della Riserva Naturale e del Territorio Comunale. Fondi presenti nel limitrofo territorio comunale di Oriolo Romano e di Veiano sono serviti da viabilità alternativa.

La Strada Vicinale Ponte Antico serve un lotto di terreno in loc. Vincolo, della superficie di metri 5.410 censito al Nuovo Catasto dei Terreni al foglio 6, part. 6 ed un altro identificato al F. 6, part. 7 della superficie di metri 1.940 che i sigg. Richiardi Gabriele e Richiardi Maria Cristina (titolari della Agri S. Pietro s.s.) acquistarono, ciascuno per 1/6 (!) della superficie totale, oltre due anni dopo la chiusura del tracciato per pericolo di crollo e quasi un anno dopo l’adozione del piano di assetto che come si diceva prevedeva in zona l’area a riserva integrale.

Il fondo è stato acquistato in data 14 novembre 2002 con atto n. 42757 del Notaio Dott. Carlo Pennazzi Catalani a seguito di atto di affrancazione del canone enfiteutico gravante sullo stesso terreno effettuato presso lo stesso studio notarile nella medesima data con il numero di repertorio  immediatamente precedente (42756).

Detto terreno è inoltre classificato come “bosco” dal Coordinamento Provinciale di Roma del Corpo Forestale dello Stato a seguito di sopralluogo e verifica delle aerofotogrammetrie i cui risultati sono stati trasmessi in data 24 febbraio 2004.

In data 5/02/04 Richiardi Maria Cristina richiedeva un nulla osta per eliminazione di vegetazione con mezzi meccanici, piantumazione alberi di noce e recinzione del fondo di cui trattasi.

La Riserva Naturale rilasciava nulla osta favorevole in data 11/03/04 a condizione di non utilizzare mezzi meccanici (data anche la limitatissima estensione del terreno), di non aprire piste e di non effettuare movimenti terra. Si rinviava agli enti competenti per l’acquisizione dei necessari nulla osta (in particolare si ricorda che l’area è sottoposta a vincolo idrogeologico le cui funzioni sono espletate dalla Provincia). L’intervento non veniva eseguito, non venivano effettuate opposizioni formali al Nulla Osta e la stessa Provincia di Roma in data 26/04/2005 comunicava di non aver ricevuto nessuna istanza dalla sig.ra Richiardi Maria Cristina per l’effettuazione dei lavori di cui trattasi. L’Autorità Regionale dei bacini, competente in quanto l’area è a rischio frana, comunicava in data 27 settembre 2004 di non aver ricevuto nessuna istanza in merito all’intervento. Per mancanza di tali atti il Comune di Canale Monterano, Servizi Tecnici in data 22 marzo 2004 ingiungeva alla Sig. Richiardi Maria Cristina di non effettuare gli interventi a causa di carenza di documentazione.

 

Possibili soluzioni e considerazioni

 

  Per risolvere la questione senza penalizzare eventuali aventi diritto e senza realizzare interventi devastanti per l’ambiente (il cui costo anche di manutenzione costante graverebbe inevitabilmente sulla collettività), l’ente gestore è disposto a stabilire un equo indennizzo per il mancato o limitato uso del terreno a causa dei vincoli imposti dal piano (art. 15, comma 2 L. 394/91) o ad acquisirlo al demanio dell’ente.

Situazioni analoghe in molte altre Aree Protette hanno avuto soluzioni simili nella tutela del principio della prevalenza dell’interesse generale (qui rappresentato dalla tutela dell’ecosistema nella sua integrità) che nei Parchi e nelle Riserve Naturali ha una delle sue espressioni più evidenti e consolidate dalla legislazione.

 

· Come detto in più sedi, il contenzioso in atto con l’Università Agraria di Canale Monterano e con l’azienda agricola Agri S. Pietro sta incidendo sui bilanci della Riserva Naturale per migliaia di euro. Occorre considerare tuttavia che la delegittimazione del concetto stesso di tutela del territorio come fine istitutivo dell’Area Protetta compromette la stessa credibilità della stessa nel contesto regionale, nazionale e comunitario. La compromissione definitiva di importanti valori faunistico-vegetazionali comporterebbe inoltre un danno gravissimo non solo ambientale ma in prospettiva anche economico per la distruzione di peculiarità che costituiscono elementi catalizzatori di risorse finanziarie specificatamente destinate alla tutela delle stesse.

 

· Sconcerto ed allo stesso tempo fiducia nella pubblica giustizia Amministrativa ci suscita questa vicenda nel corso della quale a fronte di un pronunciamento negativo sugli interventi da parte dei principali enti deputati alla tutela dell’interesse collettivo (Direzione Regionale Ambiente e Protezione Civile, Autorità dei bacini regionali del Lazio, Area Difesa del Suolo della Regione Lazio, Agenzia Regionale per i Parchi) alcune componenti locali che ricoprono ruoli istituzionali (prima fra tutti l’Università Agraria) continuino a sostenere una posizione ai limiti dell’irresponsabilità in considerazione del danno ambientale, dei costi a carico della collettività e dei rischi per la pubblica incolumità che l’apertura di un tracciato stradale in quel contesto comporterebbe.

 

· Unici beneficiari di tale faraonica quanto dannosa “cattedrale nel deserto” sarebbero i titolari dell’azienda Agri S. Pietro, non a caso “ideatori” del progetto poi trasmesso all’Università Agraria e fatto proprio dalla stessa ! La pista d’esbosco che si vuol trasformare in strada addirittura interprovinciale infatti, collegherebbe le proprietà societarie in territorio di Canale Monterano con quelle presenti in agro del territorio di Veiano, oltre 600 ettari di territorio proprietà della società medesima facilmente raggiungibili da percorsi pubblici già esistenti in territorio del Comune di Oriolo Romano e di Veiano stesso.

 

· L’Università Agraria di Canale Monterano per suo conto, è bene ricordare ancora, ha approvato un piano di utilizzazione della zona che sconsiglia l’uso di mezzi a motore; mentre le zone ad essa contigue sono servite da altra viabilità già esistente così come affermato nel piano medesimo. Anche per questi motivi lo stesso Ente agrario ha richiesto ed incassato dalla Riserva Naturale nel mese di dicembre 2006 l’importo di € 7.970,00 quale indennizzo per mancato taglio boschivo di alcuni ettari localizzati in quel precario e delicato contesto.

 

Abbiamo ritenuto utile divulgare questa nota informativa per una maggiore trasparenza sulla vicenda, rispetto la quale alcuni interventi pubblici quantomeno imprecisi espressi e divulgati anche a mezzo stampa, rischiano di generare confusione e disinformazione, sentimenti questi potenzialmente nemici del sereno confronto e della crescita culturale nell’interesse reale della collettività.

 

L’Amministrazione Comunale

 

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